Il penultimo protagonista di “Zigo Zago – I goriziani che non ti immaginavi e le loro storie, zigzagando per la città”
Di Elena Banino
Lo sguardo tra l’interrogativo e l’ironico, rivolto dal basso verso l’alto e puntato dritto dentro l’obiettivo, gli occhialini tondi, barba e baffetto. Questo vedrete se cercate le foto che ritraggono Sofronio Pocarini, giornalista, poeta e pittore goriziano, nato nella “bassa” (a Fiumicello) nel 1898 e trasferitosi nel 1900 a Gorizia.
Sofronio è irredentista, si sente già italiano, mentre Gorizia è ancora austriaca: nel 1915 viene prima processato per alto tradimento - scampando di poco alla pena di morte -, quindi internato a Mitterngrabern in Austria.
Costretto ad arruolarsi, durante l’addestramento finge di soffrire di tremori e crisi epilettiche - spinto dalla decisione di non essere di alcuna utilità all’Austria e di non causare la morte di altri. Passa mesi negli ospedali militari, ma evita il fronte. Si fa poi assegnare a servizio a bordo di un treno-ospedale dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. Il treno viaggia sulle strade ferrate di Austria, Ungheria, Germania, Francia e Belgio, raccogliendo i feriti e portandoli dal fronte alle retrovie. Fuggito a Graz, si ricongiunge con la famiglia e, insieme, fanno ritorno a Gorizia.
Pocarini riesce, in mezzo all’orrore, ad ampliare, con l’esperienza di altri Paesi, quella cultura che non potrà più coltivare con gli studi, interrotti e divenuti impossibili da riprendere con profitto per la mancanza di concentrazione, nonostante la motivazione e il desiderio di concluderli.
Cosa fare, quindi, una volta tornato a Gorizia? Come scegliere tra due alternative impossibili, imparare un lavoro manuale o riprendere degli studi sofferti, ormai impossibili da affrontare? Ervino Pocar riporta le parole del fratello «arricchire la propria cultura e poi andare a finire nella politica, o nell’arte, nel giornalismo o nell’umorismo, secondo le circostanze» e poi commenta «in queste poche righe scritte da Sofronio Pocar c’è tutto il futuro di Sofronio Pocarini: cultura, politica, arte, giornalismo, umorismo» (Pocar, 1976:166).
E così, con una mezza battuta, che nasconde dei grandi desideri e li trasforma in profezia, Pocarini trascorrerà 15 intensi anni di vita.
La sua avventura giornalistica inizia a Fiume, dov’è corrispondente: da lì, ancora giovanissimo, si guadagna la stima degli intellettuali goriziani, per poi cominciare a lavorare per alcune delle testate cittadine. Inizia nel 1922 con la fondazione e direzione de “El Refolo Gorizian”, giornale «politico, satirico, pupazzettato» (Dizionario biografico dei friulani), per poi dirigere “La voce di Gorizia” (dal ‘23 al ‘27) e “Squille isontine” (nel ‘27).
Più di una volta, nei suoi articoli, afferma la propria indipendenza di pensiero ed autonomia di giudizio dai partiti politici. Pur non essendo antifascista, quando la censura ancora lo permette, si manifesta apertamente critico anche nei confronti del fascismo e delle istituzioni. In alcune occasioni i suoi giornali sono sequestrati, e Pocarini è chiamato a difendersi in tribunale - “cavandosela” con il pagamento di un’ammenda ed evitando il carcere.
Contemporaneamente alla carriera giornalistica, Sofronio Pocarini aderisce al movimento futurista: con un manifesto del 1919, firmato insieme all’architetto Mario Vucetich, annuncia la nascita della «sezione per la Regione Giulia del Movimento futurista» (Zar, 2012: 65).
Grazie alla rivista “L’Aurora”, fondata e diretta dal nostro nel 1923, le fila dei gruppi futuristi di Trieste e Gorizia si rinsaldano e «attraverso l’intensa attività del goriziano Sofronio Pocarini, contributi frammentari e dispersi geograficamente acquistano lo spessore di movimento regionale» (Zar, 2012: 61).
Sulle pagine de “L’Aurora” si esprime l’apertura mentale di Pocarini, che interpreta «il futurismo in senso sperimentale, come un movimento aperto agli altri linguaggi artistici» (Dizionario biografico dei friulani), dando loro spazio nella sua rivista.
I contributi alla rivista e l’epistolario di Pocarini danno conto di una rete di contatti - intessuta con entusiasmo dal goriziano - che si estende alle punte del panorama nazionale, con nomi quali Marinetti, Prampolini, Vasari, Rocca, e ben oltre, con artisti di altre correnti moderniste e avanguardiste, come Moholy Nagy, Schlemmer, Tatlin, Lissitzky (Del Puppo, 2012: 234).
Del rapporto con Marinetti, personale ma mai stretto, possiamo dire che, come scrive Masau Dan (VIII, 1985:64), il fondatore del futurismo italiano esercita la confidenza nei confronti dell’esponente giuliano solo il tanto che basta per mantenerlo nelle fila dell’ortodossia al movimento. Peccato che Pocarini si sia formato nell’esperienza, breve ma significativa, del Circolo Artistico goriziano, una vera prova di “convivenza” tra personalità provenienti da percorsi e ideali diversissimi. Forse anche questa ricchezza ed eterogeneità, insieme alla sete dei suoi “occhi tanto avidi di vedere ogni cosa” (Antonio Morassi in Pocar, 1976: 264), influisce sulla sua concezione del futurismo, mantenendolo sempre in una posizione di elasticità, lontano dalla rigidità dogmatica...
Non solo giornalista: «se si pensa alla quasi furiosa attività del Pocarini quale giornalista, teatrante, critico d’arte, pittore, bisogna dire che il campo d’azione di Sofronio fu davvero prodigioso» (Antonio Morassi, in Pocar, 1976: 264).
Pocarini pubblicherà tre raccolte di versi futuristi, Carnevale (1923), Lollina (1925) e Oscillazioni (1931). Di Oscillazioni (Edizioni di «Pagine blu», Milano, 1931) fa parte la poesia, dedicata a Gorizia, che trovate riportata sulla cartolina dedicata a Pocarini in occasione di “Zago - Orienteering culturale a Gorizia”.
Si cimenta anche nella pittura, a partire dal ‘22, e nella drammaturgia teatrale dal ‘23. Impegnato tra gli organizzatori di tre Esposizioni goriziane di belle arti (nel 1924, 1928 e 1933), vi espone anche alcuni suoi lavori: tele dipinte con campiture piatte e stilizzate, usando colori vivaci e pieni. Da qui fino alla morte, partecipa coi suoi quadri ad altre mostre ed esposizioni italiane, a Trieste, Padova, Milano e Roma. Oggi quelle tele, donate dal fratello Ervino e dalla madre, sono conservate dall’Archivio storico provinciale ed esposte ai Musei Provinciali di Gorizia.
E cosa dire dell’attività di “teatrante”? Nel ‘32 il futurista giuliano fonda la Compagnia del Teatro Semifuturista che mette in scena "«uno speciale genere di sintesi drammatiche, ora tragiche ora comiche, senza esclusione del ballo, della musica, del canto». [...] Tuttavia Pocarini - fatto almeno insolito per un acceso sostenitore dello “schiaffo” futurista - non vuole spingersi troppo oltre sul terreno della sperimentazione, preoccupato di non incontrare il favore del pubblico" (Zar, 2012: p.65). Evidentemente se ne infischia, invece, del favore del pubblico, il Marinetti: giunto a Gorizia il 1° aprile, per la prima al Teatro Verdi, inveisce dal palcoscenico contro il pubblico: «in questa città ho sfidato le palle austriache: non ho paura delle vostre patate!» (Tullio Crali, in Pocar, 1976: 193).
In ogni caso, le intenzioni di Pocarini si allontanano dal solco marinettiano, e si rivolgono a un teatro semifuturista scevro di "astruseria e di incomprensibilità che alienarono loro [ai futuristi] le simpatie del pubblico" (Pocar, 1976: 270), per riprodurre sulla scena, con colori, luci e suoni, passioni e sentimenti più lirici (ivi).
L’ultimo giornale diretto da Pocarini, a partire dal 1930 e fino alla morte, è “L’Eco dell’Isonzo”: trattasi di una rassegna artistica, culturale e turistica, dedicata a Gorizia e all’Isontino, per metterne in risalto quegli aspetti che Pocarini ritiene ancora poco valorizzati. L’Eco dell’Isonzo, ultimo tributo di dedizione, amore e passione per la sua città e la sua terra, ferma le rotative col numero successivo alla sua scomparsa, avvenuta nell’agosto del 1934.
Scrive Tullio Crali, che in quel finire d’estate del ‘34 si trovava in Dalmazia e che, nelle giornate terse poteva vedere in lontananza la laguna di Grado:
«Tra l’alba e l’aurora ogni cosa era ferma, immobile come in attesa del miracolo. Erano momenti in cui non si sa se tutto sta per cominciare o tutto sta per finire e per un istante l’uomo può toccare l’infinito e l’eternità. Quando tornai a Gorizia non trovai più il fondatore del Movimento futurista giuliano, ma una lastra di marmo ferma immobile proprio al limite dell’eterno. Su di essa un simbolo e un nome: Sofronio Pocarini, come in attesa di un miracolo».
Proprio in quella lontananza gradese, in quella Laguna intravvista da Crali, Sofronio annega, dopo essersi tuffato nel canale navigabile dal pontile che chiude la spiaggia vecchia.
Bibliografia e sitografia
Dan Maria Masau IL TERRITORIO, anno VIII, n.15, settembre-dicembre 1985, Caro amico ti scrivo. Da Marinetti a Sanzin, un inedito “spaccato” del movimento futurista giuliano, consultato sul sito di Consorzio culturale del monfalconese:
https://www.ccm.it/ProxyVFS.axd/article,/r16573/territorio_bollettino_it_736_pdf_-pdf?v=9994&ext=.pdf;
Del Puppo Alessandro, Modernità e nazione. temi di ideologia visiva nell’arte italiana del primo Novecento, Quodlibet Studio, 2012. Consultato da https://issuu.com/rivista.militare1/docs/modernita_e_nazione_temi_di_ideologia_vi/7;
Dizionario biografico dei friulani, Pocarini Sofronio
https://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/pocarini-pocar-sofronio/;
Gallarotti Antonella, Personaggi goriziani del millennio, Edizioni della Laguna, 2002;
POCARINI SOFRONIO
https://arteagorizia-it.webnode.it/news/pocarini-sofronio/;
Pocar Ervinio, Mio Fratello Sofronio, Cassa di risparmio di Gorizia, 1976;
Zar Nicoletta, Giorgio Carmelich, Nuova Collana d’Arte della Fondazione CRTrieste, Vol.IV, prima edizione 2012. Collana a cura di Franco Firmiani.
https://www.fondazionecrtrieste.it/wp-content/uploads/2021/06/Giorgio_Carmelich.pdf.

