Jožko Štrukelj e Michele Martina, rivoluzionari sindaci di Nova Gorica e Gorizia

Gli ultimi due protagonisti di “Zigo Zago – Alla riscoperta di personaggi illustri tra i luoghi di Gorizia, zigzagando per la città”

Di Martina Luciani

Michele Martina, nato nel 1926 a San Pietro, un piccolo Comune alle porte della nostra città (divenuto dopo il 1947 Šempeter pri Gorici), è stato sindaco di Gorizia dal 1965 al 1972, per essere poi eletto al Senato. Anche Jožko Štrukelj era nato in Italia, a Salcano, un piccolo centro dalla nobile storia vicinissimo a Gorizia, che restò in Jugoslavia e oggi fa parte della municipalità della slovena Nova Gorica.

Certamente il sindaco goriziano interpretò anche il pensiero dell’amico e sindaco Štrukelj quando, invitati entrambi da Willy Brandt al convegno dell’Associazione dei Comuni europei, svoltosi a Berlino il 13 giugno del 1967, presentò la collaborazione tra Gorizia e Nova Gorica quale modello guida per l’Europa divisa: era il loro comune sentire, una autentica fede che poggiava sull’ideale condiviso di una terra che non pone confini tra gli uomini, considerandoli solo una necessità amministrativa, e che «i margini delle varie civiltà non sono muri invalicabili d’odio ma luoghi d’incontro» (Martina, 1974:293).

Non fu affatto facile intraprendere la strada che trasformasse «questa frontiera che fu una delle più pericolose, delle più contestate, delle più difficili che la guerra abbia lasciato»  (ibidem, 292) e una terra «un giorno rovente teatro di dissidio e di urto» (ivi) devastata non solo dagli scontri, dalle tragedie politiche, dai nazionalismi scatenati dal fascismo, ma anche dalle macchinazioni diplomatiche, dalle ambizioni e ricerca di prestigio, dalle rivalse e dalla «lacerazione straziante di ogni compromesso»  (ibidem, 293).
Ma erano entrambi coraggiosi e determinati a rendere il confine tra Gorizia e Nova Gorica «un punto di fecondo incontro tra popoli». Michele Martina ebbe modo di raccontare che negli anni del suo mandato «avevamo il divieto come amministratori di passare il confine» e che serviva un permesso «del Ministero degli esteri per colloquiare con i nostri amici jugoslavi» (Intervista a Michele Martina e Jožko Štrukelj, 2008).
Tuttavia, «noi ad un certo momento abbiamo disubbidito e siamo andati avanti». E cominciarono a parlarsi, perché come sostenne Štrukelj «la parola è la cosa più importante che ci sia nella vita dell’uomo, e qui dobbiamo aprire la possibilità di parlare» (ibidem).
Il contesto in cui i due sindaci rivoluzionari immaginavano di operare e vollero concretamente agire per riaprire innanzitutto i confini mentali e poi, a cascata, tutti gli altri, doveva essere di «altissimo livello culturale», come spiegò Štrukelj, entro il quale trovare via via le ragioni ed i modi per superare enormi problemi politici, amministrativi e ideologici mettendo l’uomo al centro e l’uguale dignità di tutti (ibidem).
Disse il sindaco di Gorizia, davanti ai duemila partecipanti al Congresso di Berlino del 1967: 

«Anche noi siamo tra quelli che credono che l’Europa non vada costruita solo in termini di convenienza economica, ma debba soprattutto guardare ad una integrazione politica che offre per matrici la storia e la cultura, la civiltà e che deve esprimersi in comprensione tra i popoli, in convivenze amichevoli tra nazionalità diverse, in umanità» (ibidem).


«Dopo la visita dell’allora Presidente del Consiglio Aldo Moro a Belgrado, che segnava nuovi rapporti di collaborazione tra l’Italia e la Jugoslavia, Martina e Štrukelj, in novembre, furono protagonisti della prima riunione congiunta delle due Giunte comunali nel Palazzo municipale di Nova Gorica. Già in quell’occasione si delineava l’idea della “città comune” nel cuore dell’Europa» (ibidem). 


Certamente  moltissimo merito va ai due sindaci, insieme ad una moltitudine di persone di buona volontà, di intelligenza e cuore aperti, di qua e di là del confine, se oggi possiamo dire che queste terre hanno quasi del tutto superato i disastri novecenteschi e che le due città non temono più di riscoprire la loro speciale identità nella complessità linguistica, culturale ed etnica, mentre  «L’Isonzo sussurra parole di pace – Soča nas opominja na mir” (Stasi, 2022:5) e consegna al futuro, per tutti, un monito e una luminosa speranza.

Bibliografia e sitografia

Branko Marušič, Preservare e valorizzare il comune patrimonio culturale, Atti del 54° convegno ICM, Nuova Iniziativa Isontina, Aprile 2020, n°1;

Centro Studi “sen. Antonio Rizzatti”, 28 marzo 1954 – 29 marzo 2014, Nuova Iniziativa Isontina, 2014
https://www.kadmos.info/wp-content/uploads/2022/02/Stampato-diffuso-nel-2014-dal-Centro-Studi-senatore-Antonio-Rizzati-a-ricordo-del-Congresso-Provinciale-della-Democrazia-Cristiana-di-Gorizia-nel-marzo-1954.pdf;

Intervista a Michele Martina e Jožko Štrukelj, Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei, 2008
https://www.youtube.com/watch?v=KsmongksDNM;

Komel Igor, Caro Rudi ti scrivo…solo procedendo insieme Gorizia e Nova Gorica possono avere un futuro, Gorizia News And Views, febbraio 2021, n°5;

Martina Michele, Ricordi e propositi in Gorizia, 1974, edito dal Comune di Gorizia;

Stasi Angelica, L’Isonzo sussurra parole di pace – Soča nas opominja na mir, tesi di laurea magistrale, 2022.



L’Associazione Examina ringrazia di cuore, per l’aiuto e l’impegno imprescindibili, la dottoressa Martina Luciani e la dottoressa Lodovica Gaia Stasi.