Il quarto protagonista di “Zigo Zago – Alla riscoperta di personaggi illustri tra i luoghi di Gorizia, zigzagando per la città”
Di Angelica Stasi
Podestà Alessandro de Claricini: «Una persona educata non trattare in tale modo il Podestà, dovere questi sostenere la dignità della carica, non essere il Podestà una scoppazza”!
Consigliere Luigi Pajer de Monriva: «Il podestà avrebbe dovuto difendere il proprio onore in via privata secondo le leggi d’onore. In quanto all’educazione, [il sottoscritto] oratore consigliere Pajer dichiara di conoscerla meglio del Podestà, non avendo avuto bisogno di andar ad impararla sui pascoli della campagna di Romans» (Lodatti 1996:69).
Una lingua tagliente, vero, il Consigliere Pajer? E questo è solo un piccolo stralcio del «vivacissimo battibecco» tra lui e il Podestà di Gorizia, il dottor Alessandro de Claricini, durante la seduta del Consiglio Comunale di Gorizia del 6 marzo 1872. Dottore che, forse avrete intuito, proveniva da Versa di Romans.
Non vi basta? Allora sappiate che durante la seduta consiliare successiva, il nostro Consigliere affermò senza mezzi termini che il dottor de Claricini era arrivato «a strascinare nel fango l’autorità podestarile» e che lui non aveva alcuna intenzione di inquinarsi «al contatto di costui, o peggio ancora”, degradarsi «sedendo sotto la sua presidenza».
Sempre de Claricini, durante una seduta, offese un altro Consigliere, e quindi l’intero Consiglio «con un tuono da cazzone», cosicchè Pajer dichiarò che non sarebbe più intervenuto in Consiglio «sinché la buona stella della nostra cara Gorizia non avrà rotto l’odiato dominio» del Podestà de Claricini (ivi, 70).
Insomma, sicuramente non se le mandava a dire. Non per niente, Luigi Pajer de Monriva, nato a Gorizia nel 1829 fu avvocato, illustre «uomo politico” e consigliere «per oltre cinquant’anni» (Gallarotti, 36), per due volte deputato al parlamento di Vienna, per due volte capitano provinciale.
Un personaggio dalle fattezze regali, bello in volto, gli occhi chiari e penetranti, i baffoni à la mode, «attivo ed instancabile», capace – qualità rara ancora oggi – di «assimilare le nuove idee e seguire i tempi», un uomo probabilmente molto sicuro delle proprie decisioni, tanto da essere «scarsamente incline a seguire i suggerimenti altrui» (ivi).
Gli venne appioppato negli ambienti goriziani più radicali il soprannome di “Camaleonte” (e contro la sua casa in via Carducci, allora via dei Signori, vennero lanciati numerosi petardi): appellativo che esprimeva l’onta di trasformismo di cui lo si accusava. A quei tempi, la posizione di Pajer forse appariva persino peggiore del più celebre trasformismo del primo ministro italiano Depretis, considerando quant’erano profonde le spaccature tra i cittadini fedeli alla corona austro-ungarica e i cittadini “italianissimi”. Pajer, infatti, fu inizialmente «un fedele seguace di Favetti» (Lodatti, 1996:59), avvicinandosi così agli ambienti irredentisti più estremi.
Di fronte, però, a quegli avvenimenti storici che vollero «le truppe italiane fermate (…) a poco più di una decina di chilometri di Gorizia» e dopo aver assistito alla «condanna del leader Favetti a sei anni di carcere» (ivi), Pajer vide sfumare una «rapida soluzione del problema nazionale per i territori ad oriente dell’Iudro» (ivi), e sposò una corrente più moderata dei patrioti italiani, rientrando tra i liberali, e alleandosi, senza esitazione, «alle forze filogovernative» (ivi).
In realtà, il suo fu piuttosto un “equilibrismo politico”, dettato da un’acuta visione di insieme: scendendo a compromessi con la politica austriaca e attuando una strategia fondata sulla realpolitik, riuscì negli anni a realizzare una moltitudine di progetti, tra cui la bonifica dell’Agro Monfalconese, lo sviluppo di Grado come stazione balneare, l’istituzione della scuola per sordomuti, del manicomio provinciale, delle scuole professionali (Gallarotti: 36).
Abbiamo noi il coraggio di biasimarlo? Forse no. Eppure, riprendendo le parole del dottor Giulio Cervani, Luigi Pajer de Monriva – così come altri cittadini goriziani di rilievo, conservatori, liberali, clericali, tiepidi o ferventi “anti-risorgimento” - scomparve dalle cronache storiche regionali. «La storia fu intesa come storia esclusiva dell’italianità della regione», a discapito «di una più articolata comprensione della storia goriziana del suo insieme» (206).
Bibliografia e sitografia
Cervani Giulio, Nazionalismo e irredentismo, in Gorizia, 1974, edito da Comune di Gorizia;
Gallarotti Antonella, Personaggi goriziani nel millennio, Edizioni della Laguna, 2002;
Lodatti Egone, Gorizia nel Risorgimento Italiano, Grafica Goriziana, 1996;
Pajer de Monriva Luigi, Dizionario Bibliografico dei Friulani
https://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/pajer-de-monriva-luigi/.

