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Basaglia. Il dottore dei matti: la graphic novel si presenta

UptheGain e Lunatico propongono il libro di Laprovitera e Miron. Spunti per letture consapevoli di un grande racconto "verbo visivo"

Al Parco Basaglia, il 28 agosto, alle 19.30.

Bisognosi come siamo di classificazioni, ci si ritrova in un affascinante dilemma quando si debba iscrivere in una categoria il libro Basaglia. Il dottore dei matti, al quale è dedicato uno degli appuntamenti della puntata goriziana della programmazione regionale di Up The Gain, il 28 agosto, al parco Basaglia, in via Vittorio Veneto, alle 19.30, in collegamento con la programmazione in corso del Lunatico Festival.

Conosciamo i romanzi a fumetti,  i poemi  a fumetti, la graphic novel, il graphic journalism, insomma tutto il percorso evolutivo  che a un certo punto produce quella che Hugo Pratt, l’autore di Corto Maltese, chiamò letteratura disegnata e che fece coniare a Umberto Eco l’espressione “narratore verbo-visivo”.

Eco si riferiva retrospettivamente proprio a Hugo Pratt, ma da allora, era il 2005, il campo d’espressione della narrazione “ verbo visiva” si è ampliato e specializzato moltissimo.

Nel caso del libro edito proprio quest’anno da Becco Giallo i narratori “verbo visivi” sono due: Andrea Laprovitera, lo sceneggiatore, e Armando Miron Polacco, il disegnatore, che mentre raccontano della grande impresa del Dottore e dei suoi Matti confermano le loro qualità letterarie e artistiche ma lasciano inoltre intuire loro personali ricchezze culturali e sensibilità.

Ciò che raccontano in verità non è un romanzo: è uno scorcio della biografia di Franco Basaglia, con accanto Franca Ongaro e i suoi bambini, dal suo arrivo all’Ospedale psichiatrico di Gorizia fino all’approvazione della legge 180 nel 1978; è un lavoro di divulgazione della storia della psichiatria italiana e della rivoluzione basagliana; è una lettura culturale delle diverse questioni della malattia mentale e della salute mentale; è una riflessione che obliquamente attraversa i confini tra normale e anormale, tra diritti e privazione dei diritti, tra libertà e privazione della dignità di esseri umani. E tante altre cose ancora, incluso il golpe cileno di Pinochet e un irrigidito presidente della Repubblica Giovanni Leone (era appena stato assassinato Aldo Moro ) che al termine dell’iter parlamentare firmò la legge con cui venivano chiusi i manicomi italiani.

Fatto sta che questo è un libro che si legge compenetrando parole e  immagini e con la stessa unica azione ci si impossessa di una grande quantità di contenuti. Questo non significa che sia un libro veloce da leggere: le pagine infatti sono costellate di segnali, appunti in filigrana, sfumature, vibrazioni  che sono suscitate dal segno grafico e che par quasi abbiano un suono, al punto che il registro figurativo sollecita echi in chi si lasci irretire dalla trama dei dettagli del complesso registro figurativo.

Qualche traccia per cominciare a leggere quest’opera.
L’involucro, cioè la copertina che come poche ho trovato determinante per introdurre la prospettiva di lettura.

La silouette blu nera di Basaglia diventa una parete che accoglie tutta l’inquietudine di una porta cupa, chi è stato costretto ad attraversarla ha perso il nome, la sua storia e persino l’anima ; accanto alla temibile soglia, Marco Cavallo è graffiato sul muro;  in primo piano una sedia, investita da un forte fascio di luce, proietta un’ombra lunga sul pavimento, terribilmente simile ad una ghigliottina, e non l’avremmo mai vista se l’oscurità del luogo e la tragedia della segregazione non fossero state violate abbattendo muri e confini.

Attorno ci sono voli d’uccelli, che si ripetono sul risvolto interno, sopra il muso di Marco Cavallo. Nella prima pagina del libro si chiarisce che uccelli siano: al centro del foglio candido è disegnato un cuculo, che ci guarda di sguincio appollaiato su un ramo secco e spezzato. E a pagina 3, sotto il titolo e i nomi degli autori ci sono McMurphy/Nicholson e Grande Capo Bromden/ Sampson, sotto il canestro della celebre partita di basket “picchiatelli” contro infermieri dell’ospedale psichiatrico, grande scena  di Qualcuno volò sul nido del cuculo.  E’ chiaro a questo punto il ruolo del cuculo, marchio simbolico nello scorrere della storia, volteggiante nel cielo di Gorizia e anche in quello di Trieste al posto dei gabbiani, che suggella l’ultima pagina, la terza e la quarta di copertina,  stavolta staccandosi in volo dal ramo che non era morto come credevamo e sta miracolosamente germogliando.
Spero di esser riuscita a dare un’idea, seppur grossolana,della complessità di questa narrazione illustrata, seria, profonda, affettuosa e incisiva quando è scritta; capace di farci vedere, quando è disegnata , talvolta con pochi crudeli segni o essenziali contrasti di nero e bianco, e inorridire, o immaginare,o annusare, o partecipare alla determinazione, al coraggio e all’audacia di Basaglia.  E intenerire: le pagine sulle quali mi sono soffermata più a lungo, diluendo l’intensità drammatica del ritmo dell’intero libro, sono quelle in cui si racconta la costruzione di Marco Cavallo, “moderno cavallo di Troia al contrario che invece di entrare in una città assediata permetteva di uscire dall’ospedale psichiatrico”.

Il testo di questo capitolo è composto da frammenti di versi di Bertold Brecht, che volteggiano qua e là, e l’illustrazione, addolcita dalla leggerezza dell’acquarello,  spazza via le geometrie dei  riquadri del fumetto, fluisce tra volti, attrezzi, pennelli, dettagli, parole che sfumano, finestre  senza più sbarre e nuvole piene di luce.

“ E dopo un po’ non si riconobbe più il matto dal sano”: ce ne parleranno l’autore del racconto visivo, Armando Miron Polacco e lo scrittore Alberto Vidon.

Martina Luciani

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